Renzo Piano
“La più bella avventura, per un architetto, è quella di costruire una sala per concerti. Forse è ancora più bello per un liutaio costruire un violino; ma si tratta (con tutte le differenze di dimensione e di impiego) di attività molto simili. In fondo si tratta sempre di costruire strumenti per fare musica o per ascoltare musica.
E’ il suono che comanda, è la cassa armonica che deve saper vibrare con le sue frequenze e la sua energia.
Io ho avuto l’avventura di costruire spesso per la musica: dall’Istituto per la Ricerca Acustico Musicale di Parigi con Pierre Boulez e Luciano Berio, al Prometeo con Luigi Nono, alla sala di Berlino alla Potsdamer Platz, alla sala del Lingotto di Torino, alla Sala Niccolò Paganini a Parma e ora all’Auditorium di Roma.
In tutti questi progetti la musica è sempre stata al centro dell’attenzione: lavorando con gli acustici, lavorando con i musicisti. Ma l’Auditorium di Roma non è un semplice Auditorium ma una vera e propria Città della Musica: con tre sale, un anfiteatro all’aperto, delle grandi sale di prova e di registrazione.
L’avventura, a Roma, si è quindi arricchita di una importante dimensione urbana: l’Auditorium non è soltanto un impianto musicale; c’è anche una piazza, c’è Santa Cecilia, c’è gente che ci lavora, ci sono dei negozi, bar e ristoranti.
Funzioni tutte che affidano a questo progetto l’importante funzione di rendere urbano questo luogo che ha bisogno di urbanità.
I luoghi della cultura, d’altronde, come quelli della musica, hanno la naturale funzione di fecondare il tessuto urbano, sottrarre la città all’imbarbarimento e restituirle quella qualità straordinaria che ha sempre avuto nella storia. Strumenti musicali, quindi, immersi nel verde di un parco della Musica che scende da Villa Glori, avvolge i grandi liuti dell’Auditorium, i due gioielli dello stadio Flaminio e del Palazzetto dello sport e si spinge fino a viale Tiziano regalando alla città di Roma un grande parco di venti ettari abitato dalla Musica.”
Renzo Piano
L’Auditorium
L’Auditorium Parco della Musica di Roma è stato progettato dal celebre architetto italiano Renzo Piano. La “sala Sinopoli” è stata inaugurata il 21 aprile 2002, la sala più grande il 21 dicembre dello stesso anno.
Si sviluppa su un’area di 55.000 m² tra Villa Glori, la collina dei Parioli e il Villaggio Olimpico.
La sua struttura comprende tre grandi “scarabei” di diverse dimensioni, dalla copertura in lastre di piombo, posti a raggiera attorno alla cavea a formare un grande anfiteatro all’aperto, la cavea, che può accogliere circa 3000 spettatori.
Oltre alle tre sale da concerto la struttura comprende anche il Teatro Studio, tre diversi studi di registrazione ed il foyer (che in realtà è l’atrio comune alle sale). Sono stati aperti un bar, un bar-caffetteria e (con accesso anche alla strada) un bar-ristorante e una grande libreria. Il complesso ospita anche gli uffici della Fondazione Musica per Roma, che gestisce la struttura, e dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, della quale è sede principale.
Dal novembre 2005 l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia ha trasferito il suo intero fondo bibliotecario e archivistico al Parco della Musica, con l’apertura della Bibliomediateca, una struttura pubblica di carattere prevalentemente musicale. Dal febbraio 2008 l’Accademia ha aperto, sempre al Parco della Musica, anche la nuova sede del suo museo degli strumenti musicali (il MUSA), che conserva ed espone la collezione di sua proprietà.
Il progetto ha inglobato anche i resti di una villa romana patrizia costruita intorno al 500 a.C. ritrovata durante i lavori ed ora visibile dai visitatori tra la Sala Santa Cecilia e la Sala Sinopoli.
Renzo Piano
“The most fascinating adventure for an architect is that of constructing a concert hall. It might be even nicer for a violinmaker to make a violin; but (given all the differences there are in size and time) they are similar activities. Ultimately, the objective is always to make instruments that are made for playing or listening to music.
The sound is what rules. The harmonic chamber must vibrate with its frequencies and its energy.
I have often found myself in the adventure of constructing for music: From the Paris Institute of Acoustic and Musical Research with Pierre Boulez and Luciano Berio, to the Prometeo with Luigi Nono, from the Berlin Hall to the Potsdamer Platz, from the Lingotto di Torino Hall to the Niccolò Paganini Hall in Parma, and now the Roman Auditorium.
In all these projects, music has always been the focus of my attention: working with acoustics, working with musicians. The Roman Auditorium, however, is not simply an Auditorium, but a complete City of Music: with three halls, an open air amphitheatre, large rehearsal and recording rooms.
The Roman adventure, therefore, has been enriched by an important urban dimension: The Auditorium is not simply a musical establishment; there is also a square, Santa Cecilia, people who work there, there are shops, bars and restaurants.
All these activities add an additional dimension to the project: to give an urban sense to an area that needs urban participation.
Cultural locations, just like musical ones, have the natural ability of enriching the urban texture, stop the city’s barbarization and give back that extraordinary quality that it has always had in history. Musical instruments, therefore, are submerged in the Parco della Musica’s vegetation, which rolling down from Villa Glori, surrounds the Auditorium’s large lutes and two architectural gems such as the Flaminio Stadium and the Palazzetto dello Sport (Sport Palace) and ends up on Viale Tiziano. This gives the City of Rome a large twenty hectare Park inhabited by Music.”
Renzo Piano
L’Auditorium
The Auditorium Parco della Musica is a large multi-functional public music complex to the north of Rome — in the area where the 1960 Summer Olympic Games were held.
The Parco della Musica was designed by Italian architect Renzo Piano.[1] Three large concert halls (Sala Petrassi, in memory of Goffredo Petrassi, about 700 seats; Sala Sinopoli, in memory of Giuseppe Sinopoli, about 1200 seats; Sala Santa Cecilia, about 2800 seats) are structurally separated to ensure soundproofing, though joined at the base by a continuous lobby. A fourth “concert hall”, called Cavea, is the open air theater recalling ancient Greek and Roman theaters.[1] The fan-shaped layout is formed around the central piazza. The blobs, beetles, scarabs[1], turtles, insect carapaces, computer mice — all are names given to these structures with thin red Roman brick and weighty dramatic lead roofs.
During construction, excavations uncovered the foundations of a villa and oil press dating from sixth century BC. Renzo Piano redesigned the facility to accommodate the archaeological remains and included a small museum to house the artifacts that were discovered.