Si può indicare con assoluta precisione la data di inizio della visita alle sette chiese, come la intendiamo noi: è il giovedì grasso del 1552, quando San Filippo Neri per la prima volta oppose ai festeggiamenti paganeggianti del carnevale romano la devozione ai luoghi più santi di Roma, e la meditazione sulla Passione. I primi storici di questo speciale pellegrinaggio, con in testa Onofrio Panvinio, assicurano che il santo si sarebbe limitato a dare nuovo smalto ad una tradizione antichissima.
Anzitutto, bisogna ammettere che non esistono testimonianze della tradizione antichissima cui il Neri si sarebbe rifatto: i primi documenti certi sulla venerazione al gruppo delle sette chiese risalgono solo al XIV secolo, pur con l’importante eccezione di S. Begga. Ma in nessun documento il primato spirituale delle basiliche si traduce esplicitamente in un preciso itinerario, benché se ne possa spesso sospettare l’esistenza. Si può immaginare ovviamente che qualcuno prima del santo fiorentino avesse già compiuto il “suo” itinerario, per acquistare le indulgenze, e che magari esso fosse vivo come pratica popolare: in ogni caso, non ce ne resta la documentazione precisa. Possiamo anche pensare che la visita alle basiliche fosse facilitata, come già notava Panvinio nel 1570, dal fatto che esse erano facilmente raggiungibili: date infatti le cinque basiliche patriarcali, se si passava da S. Paolo a S. Giovanni ci si poteva fermare a S. Sebastiano, e allo stesso modo nel percorso da S. Giovanni a S. Lorenzo si poteva inserire S. Croce. Questa dello storico cinquecentesco è una spiegazione “pragmatica”, non del tutto esatta (abbiamo visto che esisteva un prestigio di gruppo delle sette chiese anche al di là del pellegrinaggio ad esse), ma comunque molto verosimile.
Concludiamo insomma che Filippo non poteva contare su una tradizione di pellegrinaggio vivissima: semmai, poteva essere stato preceduto da singole iniziative individuali. La sua vera grande invenzione fu quindi di fare della “visita” una pratica collettiva, un momento di aggregazione spirituale e di rinnovamento interiore, proprio quando il carnevale sembrava respingere fuori della vita il pensiero della penitenza e della stessa vita cristiana. Questo grande interprete del cattolicesimo degli anni del Concilio di Trento capisce che la strada da percorrere sta appunto nel porre l’accento sulla vita religiosa di comunità, sulla spiritualità da vivere in gruppo, proprio come momento essenziale della religiosità cattolica, in un’epoca in cui, invece, il protestantesimo sottolineava gli aspetti individuali del rapporto con Dio. La creazione della visita cadeva insomma nel momento storico più adatto, e se le autorità ecclesiastiche inizialmente addirittura la osteggiarono, ben presto capirono che lì si poteva trovare una sorgente importante di rinnovamento spirituale per la città, e non solo. La lista delle sette chiese è la seguente:
San Pietro in Vaticano
San Paolo fuori le Mura
San Giovanni in Laterano
Santa Maria Maggiore
Santa Croce in Gerusalemme
San Lorenzo fuori le Mura
San Sebastiano fuori le Mura
